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  • Dott. Massimiliano Paparella

Differenze tra le diverse forme di depressione nel bambino, nell’adulto e nell’anziano


La depressione è un disturbo dell’umore che comporta sintomi e comportamenti apparentemente aspecifici (stanchezza, disturbi del sonno o dell'appetito, difficoltà a concentrarsi, ansia, abbassamento del tono dell’umore, facile irritabilità, crisi di pianto apparentemente ingiustificate, difficoltà a concentrarsi, svogliatezza persistente, perdita d’interesse per amici, hobbies, pensieri suicidari, rallentamento psicomotorio, autosvalutazione…). Comporta spesso un’alterazione della percezione dello spazio e del tempo (il futuro è eliminato, non concepito). I meccanismi di difesa che sono alla base della depressione sono la scissione, l’introiezione e l’idealizzazione.

La diagnosi di depressione, in ogni caso, non pregiudica l’organizzazione strutturale sottostante.

Nel bambino si può notare una sindrome depressiva già nei primi mesi: ci sono bambini, ad esempio, che manifestano una “depressione anaclitica” (sono neonati e bambini inerti, piccoli, inespressivi, apparentemente indifferenti a quanto li circonda, che non giocano con le mani o con i sonaglietti, che non manifestano curiosità verso l’ambiente esterno, che raggiungono molto in ritardo/non raggiungono le tappe psicomotorie adeguate alla loro età e al loro sviluppo fisico..) a seguito di una prolungata carenza, neonati che hanno reazioni psicosomatiche (es. marasmi, anoressie..) a seguito di ospitalismi e abbandoni, bambini che si isolano, che sono irascibili, aggressivi… Ci sono bambini che nascono già con minor riflessi (soprattutto i “grandi prematuri”) e che necessitano di una maggiore empatia, vicinanza corporea, accudimento e contenimento; altri che invece, a seguito di una prolungata e precoce lontananza con l’oggetto primario, hanno prima una fase di protesta al momento della separazione (con pianti e agitazione), poi una fase di disperazione (nella quale si rifiutano di mangiare e diventano inattivi) ed infine una fase di distacco (nella quale il bambino, anche in seguito al ritorno dell’oggetto primario, rifiuta le cure, il cibo, i giocattoli e non riconosce più la madre).

Quando un bambino molto piccolo è depresso, il più delle volte manifesta un blocco psicosomatico delle funzioni digestive (psiche e soma sono un tutt’uno). Nei più grandi, invece, oltre a possibili disturbi psicosomatici si possono riscontrare con maggior frequenza l’isolamento, il ritiro, la mancanza d’interesse per le attività ludiche, l’assenza d’autonomia nei comportamenti quotidiani come il lavarsi, il vestirsi, l’allacciarsi le scarpe (nonostante siano in grado di farlo ed hanno precedentemente mostrato di aver appreso tali comportamenti), l’autodisprezzo e l’autosvalutazione. Ci sono anche casi in cui i bambini più grandi si comportano con collera, aggressività eccessiva e prolungata, che compiono furti ripetuti (“mi approprio di ciò che è mio di diritto”, in sostituzione dell’affetto negato), dicono molte bugie… In ogni caso, l’insuccesso scolastico (e la possibilità di suicidio associata a tale problema) è molto spesso presente, a causa di un ritardo nello sviluppo del linguaggio, di instabilità attentiva, di difficoltà di concentrazione e di frequente facilità d’affaticamento associato a rinuncia.

Nell’insieme degli studi sull’ambiente familiare dei bambini depressi, sono spesso stati riscontrati: una frequenza d’antecedenti di depressione nei genitori e in special modo nella madre (a lungo studiata da M. Klein riguardo la “posizione depressiva” del bambino, che porterebbe da un lato un’identificazione col genitore stesso, dall’altro un senso d’incapacità di consolare il genitore depresso e un senso di colpa per la sua sofferenza), una frequenza di carenza genitoriale, se non addirittura completa assenza di cure e affetto, una frequenza di handicap mentali e fisici (che fanno sentire il bambino inferiore agli altri), mentre più di rado sono state diagnosticate depressioni in bambini seviziati.

Durante l’adolescenza, invece, la depressione è molto più frequentemente associata ad una mancata o insufficiente entrata del/della ragazzo/a nella “posizione depressiva”: in tale periodo, infatti, ogni essere umano va incontro a delle separazioni (dall’ambiente familiare, dagli amici d’infanzia, dai giocattoli e svaghi tipici dell’infanzia..), a dei lutti (perdita e cambiamento delle proprie forme corporee, perdita della madre come unico rifugio ideale..) e ad una riattualizzazione delle tematiche edipiche. Ciò “costringe” l’adolescente ad una regressione narcisistica per ritrovare una fiducia in sé, a provocare in certi momenti i genitori e l’autorità per comprendere attraverso gli altri qual è la propria identità (sessuale, sociale..), a chiedersi “chi sono” e “cosa voglio fare nella vita”…

Soltanto affrontando adeguatamente questo periodo, attraverso l’elaborazione dei lutti e delle separazioni, l’adolescente giungerà al superamento di questa nuova posizione depressiva.

Spesso oggi l’adolescente è costretto ad evitare di affrontare la depressione: le mode e le usanze d’oggi impongono ai giovani di confrontarsi con modelli che non consentono di focalizzare l’attenzione sui proprio Sé e sui propri limiti. I videogiochi, i capelli “giusti”, l’orecchino che “fa fico”, le droghe, l’eccessiva frequentazione delle discoteche…sono tutte delle vie di fuga dalla posizione depressiva, e non permettono agli adolescenti di “essere depressi”. Allo stesso modo anche la mancanza di un adeguato supporto genitoriale, l’assenza di modelli genitoriali, e la minimizzazione della depressione dell’adolescente aumentano il rischio di depressione e di suicidi adolescenziali.

Nell’anziano, invece, la depressione può insorgere nel momento in cui i cambiamenti legati all'avanzare dell'età, al normale decremento (più o meno marcato) delle funzioni motorie, sessuali e cognitive, non sono associati ad un’adeguata compensazione sul piano pratico o psicologico (es. riattivazioni di conflitti inconsci). Alle volte, è importante motivare un anziano a compensare le proprie perdite e superare il fenomeno dell'impotenza appresa (es. arrivare prima alla fermata dell’autobus per evitare di perderlo, imparare nuove strategie che gli permettono di concentrarsi su precisi compiti, ignorando gli stimoli disturbanti..): allora vivrà con ottimismo la vita, adattandosi alle nuove situazioni (es-provando piacere nell’accudire i nipoti e nel sentirsi utile e indispensabile).

Oggi che la nostra società sta sempre più divenendo una società d’anziani, occorre cancellare lo stereotipo ingiustificato di anziano come persona non autosufficiente e “demente”, e sostituirlo con adeguati interventi di sostegno, che permettano loro di non disinvestire gli oggetti esterni (che porterebbe conseguentemente ad una mancanza d’interesse per la realtà e per gli altri), continuare a coltivare i propri interessi (ad esempio istituendo delle Università della Terza Età) e usare la tecnologia d’oggi (Internet, videoregistratore..), diminuendo il rischio psicopatologico legato all’anzianità.


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