Cerca
  • Dott. Massimiliano Paparella

Dall’inefficacia dell’ipnosi alla libera associazione di idee

Aggiornato il: ott 19





Il giovane Freud trascorse quattro mesi all’ospedale Salpêtrière, tra il 1885 1887, dove Charcot conduceva i suoi studi sull’ipnotismo: Freud fu impressionato dalle dimostrazioni cliniche secondo cui le paralisi isteriche potevano essere riprodotte e attualizzate da suggestioni ipnotiche. Così, rientrato a Vienna, collaborò con il collega Joseph Breuer, il quale usava l’ipnosi per far regredire i pazienti, allo scopo di rintracciare l’origine dei loro sintomi. Si occupò del metodo dell’ipnosi per trattare l’isteria (ricordiamo il caso famoso di Anna O.).

L’opinione iniziale di Freud era che l’ipnosi fosse un utilissimo strumento terapeutico per curare le nevrosi: i pazienti sembravano ridestarsi dalle sedute ipnotiche e “dimenticare” i loro sintomi. Molti di loro asserivano di stare subito meglio. Tuttavia, dovette presto ricredersi! Infatti, i pazienti ipnotizzati ritornavano dopo poco tempo a stare male, taluni anche peggio di prima: spesso comparivano anche nuovi sintomi, ben più gravosi. Come mai? “Il trattamento ipnotico“ - sosteneva Freud - “lascia inalterati tutti i processi che hanno portato alla formazione dei sintomi … lascia il paziente inerte e invariato, e incapace di resistere a qualsiasi nuova occasione per ammalarsi… Nell’uso dell’ipnosi dipendiamo dalla capacità del transfert del paziente senza essere in grado di influenzarlo” (Freud, 1917).

In altre parole, Freud si accorse che l‘ipnosi lavorava per suggestione, lasciando privo il paziente di un suo sapere rispetto alla sua sofferenza. Tale sapere, invece, restava appannaggio esclusivo del medico: l’inconscio del paziente rimaneva al di fuori della conoscenza del paziente, mentre questi restava assoggettato ad un sapere scientifico oggettivante. Talvolta, Freud si accorse pure che subito dopo una seduta di ipnosi alcuni suoi pazienti compivano gesti stravaganti o inconsulti: ina paziente, al suo ”risveglio“, gli si buttò letteralmente fra le braccia, senza sapere il perchè!

Freud quindi si decise presto ad abbandonare l’ipnosi, in favore della libera associazione di idee, ossia di una tecnica mediante la quale viene chiesto al paziente di riferire tutte le idee e le parole che gli si presentano alla mente, senza compiere nessun tentativo di controllo cosciente su questo materiale, allo scopo di allentare ove possibile i processi difensivi dell’Io, ma senza addormentare i pazienti. Nell‘Interpretazione dei sogni del 1899, Freud descrive la tecnica della libera associazione nei seguenti termini:

“Si rende necessaria, a questo scopo, una certa preparazione psichica dell’ammalato. Si aspira ad ottenere da lui, in primo luogo, un’attenzione più intensa per le sue percezioni psichiche e, secondariamente, l’eliminazione della critica con cui di solito vaglia le idee che spontaneamente si presentano. Per raggiungere uno stato di auto-osservazione con attenzione concentrata, è vantaggioso che egli assuma una posizione di riposo e chiuda gli occhi; mentre la rinuncia alla critica delle creazioni ideative percepite deve essergli imposta esplicitamente. Gli si dice dunque che il successo della psicoanalisi dipende dal fatto che egli osservi e comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e non sia tentato di sopprimere un’idea perché gli sembra insignificante o non pertinente, un’altra perché gli sembra assurda: che deve comportarsi con tutta imparzialità nei confronti di ciò che gli viene in mente, perché dipenderebbe proprio dalla critica se non riuscisse a trovare la soluzione del sogno, dell’idea ossessiva, e così via, di cui si è in cerca.” Il fine della libera associazione - spiega Freud - è facilitare il ritorno del rimosso, ma anche la sua rielaborazione e la presa di coscienza del paziente: proprio l’opposto dell’ipnosi!

Come mai allora oggi l’ipnosi è tornata di moda? Per due motivi principali: il primo è che si sposa bene con la fallace promessa di risolvere in poche sedute i sintomi disfunzionali delle persone; in secondo luogo perché è in linea con il discorso della società contemporanea, che ci vuole tutti produttivi e che riduce i nostri sintomi a ”semplici” fenomeni di cui sbarazzarsi. Il fenomeno era già conosciuto da Platone:

Ci sono due tipi di medicina:

quella per gli schiavi

e quella per gli uomini liberi.

La prima

prevede una rapida rimozione del sintomo,

perché il soggetto possa tornare al più presto al lavoro.

Quella degli uomini liberi

prevede la conoscenza e la comprensione del sintomo,

il suo significato per la salute complessiva del corpo,

per l'equilibrio della persona e della sua famiglia".

Platone, Leggi.


Non possiamo che concludere con una sottolineatura freudiana sull’importanza del rapporto tra psicoanalisi e analista, paziente e sapere:

Vi ho detto che la psicoanalisi è nata come terapia,

ma non è questa la ragione

per cui ho inteso raccomandarla al vostro interesse,

bensì per il suo contenuto di verità,

per quanto essa ci insegna

su ciò che all'uomo sta a cuore al di sopra di ogni altra cosa

- la sua stessa essenza -

e per le connessioni che mette in luce

fra le più diverse attività umane.

Come terapia, è, fra le tante, senza dubbio prima inter pares.

Se fosse priva di valore terapeutico,

non sarebbe stata scoperta partendo da chi stava male,

né avrebbe potuto perfezionarsi per oltre trent'anni".

Sigmund Freud.



#psicoanalisi

#psicoterapia

#cura

36 visualizzazioni

©2020 - Studio di Psicologia e Psicoterapia - Dott. Massimiliano Paparella. All Rights Reserved.